sabato 4 giugno 2011

grattare


E mi viene giusto da sorridere per il fatto o per il caso, fa un pò te. eppure quell'assurda domanda torna e si sfrega contro la realtà, si consuma e i detriti si scagliano in faccia, come cicatrici indelebili di un misfatto di cui non ti penti. sogghigni eppure ti scoccia; ti scoccia che abbia fatto tutto da solo, senza chiedere un tuo parere, che le parole ti siano sorte da chissà dove senza il tuo permesso. Brucia e rimane lì nell'esofago, indecisa sul da farsi o solo per indispettirti e farti pensare che tu sei poco di quello che ti capita e delle emozioni che decidono di farti visita. Si perchè sono loro che decidono dove, come, con chi farti visita, soggiornare, affittare, mettere su casa e pagare il mutuo. Decidono con chi andare al sabato a fare la spesa, con chi discutere quale tappeto starebbe meglio in soggiorno e per carità, quale madre impicciona invitare al pranzo della domenica. Accetti semplicemente, perchè poi non accettare? l'emozione entra, passa l'esofago e si annida nello stomaco. caro mio, sei fottuto. La pinocitosi fa il resto, fregato dal tuo stesso corpo, maledetto, che lo fa entrare in circolo. chiamalo veleno, droga, dolcificante.. chiamalo come vuoi: sappiamo entrambi dove sta andando. Il cuore, ne rimane scottato e puttana cede il suo profumo; con una diastole propaga, si, giusto un secondo. Serotonina, endorfine...giusto un secondo per grattare, per imprimere, per ricordare e dannatamente desiderare.

Nessun commento:

Posta un commento